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Morocco - le donne ripudiate e i loro bambini

Focus del nostro viaggio è stata una missione umanitaria in Marocco; dalle affollate medine di Marrakech attraversiamo le pianure desertiche del al-Rashidiyya dirigendoci verso est, il passo obbligato è Merzouga, la prima tappa del nostro viaggio, da lì in poi solo le sabbie del Sahara. Questa terra attraversata un tempo da carovane di beduini a cammello osserva oggi il passaggio di motociclisti da tutta Europa in cerca di avventura nelle dune sabbiose. Questa è stata la mèta del nostro viaggio umanitario; dove vivono le donne ripudiate ed i loro bambini.

Donne sole per lo più divorziate, vedove o abbandonate dai mariti e perciò ripudiate: una volta che hanno perduta la loro dignità e il riconoscimento da parte dei loro uomini sono lasciate vivere in condizioni precarie al limite della sopportabilità. Abbiamo incontrato alcune di loro, Kadija, Arkia, Labo, Zoara, Boulemane chi con un bambino e chi con anche 5 figli, che abitano a sud-est delle dune di Merzouga senza alcun sostentamento se non di qualche associazione umanitaria. Da tutta Europa, gli amanti dei tour di motociclismo che transitano per queste zone colgono sempre l'occasione di fermarsi per un tè e così di lasciare un dono al loro passaggio.  Queste donne non possono tornare nei loro villaggi di origine, la maggior parte sono di Tafroutein, ridotte a vivere in tende mal ridotte che non proteggono dal vento e dalla sabbia né loro né i loro bambini. Ad ognuna, con il supporto di una ONG italiana, abbiamo avuto l'occasione di donare, merito di una raccolta fondi, fino a quattro capre per il loro sostentamento; in questo ambiente così difficile, nella povertà in cui vive questa gente anche una sola capra rappresenta una risorsa preziosa. Le caprette sono state acquistate nel mercato locale con l’aiuto del capo del vicino villaggio; una volta arrivate su un furgone, non è stato semplice distribuirle, il nostro accompagnatore si è occupato di farci da interprete e di provvedere alla distribuzione degli animali, secondo i reali bisogni e il numero dei componenti di ogni tenda. Inoltre, ad una di loro è stato anche donato un forno solare, progettato e realizzato da ingegneri italiani, trasportato smontato in aereo e installato sul luogo; sfrutta direttamente la luce solare senza altri fonti energetiche quindi adatto a situazioni limite: questo lo hanno utilizzato per cuocere il batbout, il loro pane tipico, e con il tajine ed il thè alla menta ci hanno accolto nelle loro tende per ringraziarci a dimostrazione dell’ospitalità berbera.

A sera dopo le rituali foto di gruppo, tra saluti, sorrisi e benedizioni, abbiamo lasciato l’accampamento. Appena slegate alcune caprette hanno accennato ad un tentativo di fuga ma poco dopo si son fermate ad aspettare. Non c'era nessun posto dove andare.

The disowned women and their children

The focus of our trip was a humanitarian mission in Morocco; from the medina of Marrakech we cross the desert plains of al-Rashidiyya heading east, the obligatory step is Merzouga, the first stop on our journey, from there on only the sands of the Sahara. This land once traversed by caravans of Bedouin to camel now observes the passage of motorcyclists from all over Europe in search of adventure in the sand dunes. This was the goal of our humanitarian journey; where disowned women and their children live.
Single women mostly divorced, widows or abandoned by their husbands and therefore repudiated: once they have lost their dignity and recognition by their men they are left to live in precarious conditions on the verge of tolerability. We met some of them, Kadija, Arkia, Labo, Zoara, Boulemane who with a child and who with even 5 children, who live south-east of the dunes of Merzouga without any sustenance if not some humanitarian association. From all over Europe, lovers of motorcycling tours who pass through these areas always take the opportunity to stop for tea and thus to leave a gift as they pass. These women cannot return to their origins, most of Tafroutein, they live in tents poorly in villages that do not protect them or their children from the wind and sand. To each, with the support of an Italian NGO, we had the opportunity to donate, thanks to a fundraiser, up to four goats for their livelihood; in this difficult environment, in the poverty in which these people live, even a single goat represents a precious resource. The goats were bought in the local market with the help of the chief of the nearby village; once you arrived on a van, it was not easy to distribute them, our guide took care of interpreting us and arranging for the distribution of the animals, according to the real needs and the number of components of each tent. In addition, one of them was also given a solar oven, designed and disassembled by Italian engineers, transported disassembled by plane and installed on site; it directly exploits sunlight without other energy sources therefore suitable for situations: they used this to cook the batbout, their typical bread, and with the tagine and mint tea they welcomed us into their tents to thank us as a demonstration of hospitality Berber.

The reality represented is certainly information but also the meaning of this information. The ultimate aim of this series would have been to explain, in “humanistic” jargon, man to man and since the photographs, specifically documentary, only ascertain, they do not have any ambitions for change but to show that a change is possible and we should make it so, especially in situations like those shown here, re-evaluating our way of thinking about the present, where the other, even if he has nothing, as you will see, enriches us with his humanity.

In the evening, after the ritual group photos, with greetings, smiles and blessings, we left the camp. As soon as they untied some goats they hinted at an attempt to escape but shortly after they stopped to wait. There was nowhere to go.